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Aquananda

Questo metodo che vi presentiamo è stato ideato dal DOTT. BORIS GUINZBURG ( vedi curriculum vitae) Le tecniche riabilitative possono essere quanto mai diverse e quella che presentiamo in questa relazione è una tecnica innovativa ma al contempo semplice, che utilizza l’acqua come fonte principale.

Sempre più spesso la sensazione di solitudine che trasmettono i genitori di bambini disabili è così profonda, anche se ben nascosta nelle pieghe dell’anima, e non possiamo rimanere indifferenti. Dobbiamo cercare una soluzione innovativa che sia di aiuto ai bambini ma che costituisca nello stesso tempo un momento di aggregazione forte per la famiglia stessa e per le famiglie che in tempi diversi affrontano un cammino di malattia.

Qualcosa di innovativo noi lo abbiamo trovato… l’acqua….O meglio il Metodo AQUANANDA !
Ma voi direte che cosa vuol dire questa parola come è stata composta unendo un termine latino
acqua con quello sanscrito Ananda che vuol dire gioia spirituale e beatitudine. L’occidente e l’oriente che si incontrano per fornirci una soluzione ottimale per i nostri bambini.

Il Dott. Boris Ginzburg, fondatore del metodo, con esperienza trentennale ha dimostrato la validità del suo metodo. Abbiamo assistito a molti dei suoi corsi ma la cosa che ci ha toccato di più è come questi piccoli si lasciano guidare in questa esperienza acquatica da uno sconosciuto.

Tale metodo considera l’acqua come elemento vitale del cambiamento, in grado di sostenere e migliorare lo sviluppo motorio e cognitivo del bambino, che proprio in acqua ritrova la spontaneità e la libertà del movimento.

Attraverso adeguate stimolazioni, il metodo Acquananda sfrutta i riflessi arcaici o primitivi, ossia risposte motorie stereotipate che compaio normalmente tra i 4 e i 6 mesi di vita, indicando lanormale maturazione del sistema nervoso. Altri riflessi primitivi compaiono invece dopo il periodo neonatale e sono l’espressione dell’adeguata maturazione di specifiche strutture celebrali. Le fisiologiche tappe dello sviluppo neuromotorio di un bambino possono trovare un loro corrispettivo in ambienta acquatico (identificando una via dell’acqua) dove l’assenza della forza di gravità può rendere manifesti movimenti a volte anche minimi, ma che in ambiente terreste risultano più complessi; il raggiungimento di questi obiettivi in acqua rappresenta l’antitesi per la futura acquisizione degli schemi motori in ambiente terreste.

Il lavoro in acqua stimola inoltre il bambino ad acquisire un maggiore controllo del respiro e della chiusura della glottide e questo contribuisce positivamente al miglioramento delle funzioni fonatoria, deglutitoria e masticatoria, migliorando in tal modo anche i risultati di altre terapie che frequentemente vengono svolte in concomitanza, quale ad esempio la terapia logopedia.

Il lavoro viene svolto in gruppo e con la partecipazione attiva di genitori e altri familiari, in un’interazione bidirezionale che influisce positivamente sullo sviluppo del bambino non soltanto a livello motorio, ma anche cognitivo. Inoltre, proprio grazie al lavoro di gruppo, ogni bambino ha la possibilità di apprendere anche attraverso il lavoro degli altri bambini, soprattutto quelli con maggiori capacità, a cui segue spesso il tentativo di riprodurre quanto osservato. Questo comportamento può essere spiegato da un punto di vista neurofisiologico dalla presenza dei neuroni a specchio o neuroni “mirror”, complesso meccanismo neuronale utile per la comprensione dell’azione compiuta da un altro soggetto e per l’apprendimento attraverso l’imitazione e la simulazione del comportamento altrui.